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Interventi e riflessioni sul PD
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21 novembre 2007

Lettera di Veltroni

 Devo dire che questa lettera che Veltroni ha mandato a tutti gli eletti e ai segretari regionali è veramente importante!!!
Aspetto commentoni!!!

Ai Segretari regionali

Carissimi,

dai primi incontri che si sono tenuti tra voi e il gruppo di lavoro sulla Costituente coordinato da Goffredo Bettini, emergono alcuni dati sui quali credo sia opportuno riflettere e richiamare la vostra attenzione.

Con le elezioni delle Assemblee Costituenti e con la composizione dell’Esecutivo abbiamo reso il senso di una esperienza nuova, di un soggetto politico diretto da donne ed uomini con esperienze diverse alle spalle che sa valorizzare sia l'apporto plurale delle forze politiche che l’hanno promosso, sia il contributo dei cittadini di diversa provenienza che l’hanno fatto nascere con la grande spinta partecipativa del 14 Ottobre.

Questo tratto non deve essere smarrito. Sottolineo in particolare il rischio di un inaccettabile arretramento rispetto alla presenza delle donne negli organismi dirigenti in particolare nella funzione di coordinatrici provinciali. Questa eventualità attenuerebbe il messaggio che abbiamo dato eleggendo assemblee e sino ad oggi organismi dirigenti in cui le donne rappresentano almeno la metà dei componenti.

E’ importante, inoltre, che nel processo di costruzione della presenza del PD nella società italiana non vadano perduti i caratteri che hanno connotato la sua nascita: il pluralismo e l'apertura alla società. Per queste ragioni un partito che risultasse diretto nelle realtà provinciali, che saranno chiamati a scegliere i propri vertici il 20 novembre, in modo quasi esclusivo da uomini che di volta in volta abbiano precedentemente diretto le strutture territoriali preesistenti dei DS e Margherita, rinuncerebbe a molte delle potenzialità che si sono manifestate nella società italiana e che aspirano ad essere rappresentate dal PD.

Vi chiedo per questo uno sforzo, pur nel rispetto dell’autonomia delle assemblee che si pronunceranno, per costruire un quadro d’insieme nella vostra Regione, che eviti appunto, nella scelta dei dirigenti locali, la rappresentazione di una mera sommatoria tra le organizzazioni preesistenti.

Credo che le stesse considerazioni possano valere per la composizione degli esecutivi regionali, nei i quali dobbiamo mettere al lavoro accanto a dirigenti politici consolidati, personalità provenienti da culture ed esperienze diverse: donne e uomini espressione del mondo associativo, di quello dell’ impresa, del lavoro e della cultura, oltre ad assicurare, naturalmente, una presenza paritetica tra i generi.

Sono consapevole dello sforzo necessario a raggiungere questi obiettivi, un impegno per il quale credo debba essere impiegata la vostra autorevolezza che deriva anche dal consenso che vi ha sostenuto. Ritengo che il loro mancato conseguimento costituirebbe una arretramento non accettabile per il processo che abbiamo insieme avviato con successo.

Cordiali saluti

Roma, 17 novembre 2007 Walter Veltroni




permalink | inviato da tinetta83 il 21/11/2007 alle 9:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

14 novembre 2007

Lettera del segretario regionale

 

13 novembre 2007

§ Agli eletti nell’assemblea costituente nazionale

§ Agli eletti nell’assemblea costituente regionale

facenti parte del Coordinamento territoriale di Livorno

Carissima, carissimo,

innanzi tutto voglio ringraziarti per aver contribuito alla buona riuscita della nostra Assemblea costituente regionale, che oltre ad una grande partecipazione ed attenzione all’esterno, ha rappresentato la prima vera occasione di confronto tra di noi.

Le decisioni che abbiamo assunto con larghissimo consenso in quella sede, aprono una nuova fase nella costruzione del Partito Democratico nella nostra regione che individua per tutti quanti l’obiettivo principale di lavorare territorio per territorio alla strutturazione del partito.

Nel dispositivo regionale approvato sabato sono contenute alcune indicazioni di fondo su come abbiamo ritenuto opportuno muoverci in Toscana negli adempimenti delle prossime scadenze, prima tra le quali l’elezione dei coordinatori territoriali provvisori, da tenersi entro il 24 novembre, che avranno il mandato di convocare le iniziative sul territorio costitutive del PD. I coordinatori provvisori rimangono in carica fino alla successiva elezione, che si terrà entro febbraio 2008, in cui entreranno in carica i coordinatori che guideranno il partito fino al suo primo congresso. Tale elezione dovrà avvenire con il coinvolgimento dei Fondatori del PD, che avranno la possibilità di esprimersi attraverso un voto.

La responsabilità che viene affidata agli eletti nelle assemblee costituenti è dunque di grande rilevo e richiama tutti quanti ad uno spirito di grande collaborazione e coesione, nella ricerca di soluzioni che sappiano interpretare lo spirito di innovazione del PD e al contempo porre le premesse per una costruzione solida e coerente con il quadro politico dei singoli territori.

I principi che dovranno ispirarci in questa fase sono emersi con chiarezza anche nel dibattito dell’assemblea regionale e ci portano a guardare con favore ad un’idea di partito che non rinuncia al radicamento territoriale, ma che al contempo è portatore di innovazione e modernità sia nei linguaggi che nei contenuti.

E’ importante che ciascuno di noi svolga con serenità i compiti che gli sono stati affidati e a questo scopo ho chiesto a Franco Ceccuzzi, a cui potrai fare riferimento in qualità di mio collaboratore per la fase costituente, di accompagnare il vostro lavoro in previsione dell’elezione del coordinatore territoriale provvisorio.

Un caro saluto e un augurio di buon lavoro,

 

Andrea Manciulli
Segretario regionale PD Toscana




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14 novembre 2007

Riforma elettorale

Intervento di Massimo Morelli professore di scienze politiche ed economiche della Columbia University, nonché delegato della costituente del partito democratico. 

Il PD nasce con forte ambizione di apertura, innovazione e
partecipazione democratica dal basso, quindi anche le riforme
istituzionali proposte dovrebbero
essere coerenti con tale impostazione. La prima cosa da 
contrastare e' allora il sistema proporzionale a liste chiuse e bloccate.
I cittadini si sentono poco rappresentati dalla classe politica di 
oggi? Crisi della politica? A mio giudizio la ragione 
istituzionale principale sta
proprio nelle liste chiuse, vale a dire nell'impossibilita' per i 
cittadini di decidere direttamente i propri rappresentanti.
Nel sistema proporzionale a liste chiuse ciascun partito propone 
una lista di x candidati per ogni circoscrizione di x seggi; se 
tale partito ottiene una
frazione diciamo pari a un terzo dei seggi, solo un terzo della 
lista ovviamente puo' essere eletto, e la lista chiusa prevede che 
tale terzo sia composto
dai primi nella lista, nell'ordine stabilito al momento della 
creazione della lista. Quindi in realta' i cittadini votano per una 
lista il cui ordine e'
cruciale, ed e' deciso dal vertice del partito.
Ci vogliono liste aperte, vale a dire liste all'interno delle quali 
l'ordine che conta e' l'ordine delle preferenze ricevute dai
candidati in lista, non
l'ordine iniziale stabilito a monte.
In questo sistema l'elettore puo' punire col non voto un candidato
che ha avuto comportamenti inappropriati in passato, e puo' quindi
eliminarlo anche se
per caso il partito lo mettesse in prima posizione nella lista.
La proposta di Veltroni di un proporzionale con sbarramento
implicito dovuto alla dimensione delle circoscrizioni puo' essere
condiviso, ammesso pero' che
si eliminino le liste chiuse, comavviene in Belgio. Se le liste
aperte saranno un cavallo di battaglia del PD, coerentemente con la
sua impostazione generale
di apertura e partecipazione, allora la proposta avra' successo politico.
Altrimenti il popolo della partecipazione del 14 ottobre avra'
ragione a sentirsi parzialmente tradito.
Quanto a rappresentanza non conta tanto se scegliamo un sistema
proporzionale piu' simile al tedesco o allo spagnolo, perche' in realta'
sono entrambi inferiori al sistema belga o a qualsiasi altro
sistema con liste aperte. Quanto a stabilita' di governo, essa e'
principalmente dovuta ad altri elementi della configurazione
istituzionale, e non al sistema elettorale.




permalink | inviato da tinetta83 il 14/11/2007 alle 10:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

12 novembre 2007

Non perdiamo la bussola

 Intervento di Alessio Botta, un giovane Candidato nelle liste di Generazione U per l'assemblea nazionale

In attesa dello spostamento del dibattito sul PD dal nazionale al locale, butto giù una riflessione.

La discussione finora si e’ concentrata sulla Commissione Statuto e sulla forma-partito. Liquida, gassosa, solida o ibrida: e’ ancora tutto da capire. Il rischio e’ che nel gran bailamme scatenatosi su tessere e iscritti, si perda la bussola sul lavoro delle altre due Commissioni.

Come ho già avuto modo di scrivere, due dei passaggi che a me sono piaciuti di piu’ del discorso di insediamento di Veltroni sono stati il riferimento ai cittadini-elettori, interlocutori privilegiati del PD, e la visione dell’Italia futura, un paese-prototipo delle nuove tecnologie per l’ambiente.

Per recuperare il rapporto con i cittadini-elettori, sarà necessario per il PD proporre di nuovo l’idea della politica come servizio disinteressato alla comunità, definendo - e, in seguito, rispettando - in maniera chiara e netta i principi etici a cui si dovranno attenere i funzionari e gli eletti del partito, a tutti i livelli. Solo dando l’immagine di un partito trasparente, serio, moralmente rigoroso e non disposto a scendere a compromessi si potrà riconquistare la fiducia di chi oggi scende in piazza con il mal di pancia. Credo che questa dovrà essere la funzione principale della Commissione Codice Etico: un lavoro non meno importante della Commissione Statuto. Avere fiducia e’ abbastanza facile, visto l’alto profilo dei delegati che la compongono.

L’altro aspetto e’ ovviamente in mano alla terza Commissione, quella che dovrà redigere il Manifesto dei valori. Secondo me, e’ assolutamente necessario che il manifesto del PD non sia un vago - e neanche lungo - elenco di concetti astratti. Piuttosto, bisognerebbe proporre un’idea semplice e forte, una vision dell’Italia che vogliamo, prendendo spunto proprio dall’idea proposta dal neo-segretario.

Chiarezza, trasparenza, rigore morale ed una proposta politica sensata, attuabile e che guardi al futuro. Questo e’ quello che, come cittadino-elettore ancora prima che come democratico, chiedo ai costituenti che mi rappresentano in Assemblea.

Buon lavoro.




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5 novembre 2007

Il PD Va

 

Intervento di Claudio Frontera ex presidente della provincia di Livorno.

IL PD VA.

Il Pd parte bene. In pochi giorni ha segnato grandi risultati. Oltre tre milioni di cittadini di quest’Italia dipinta come stanca della politica escono di casa una domenica e vanno a votare, pagando pure, per il segretario e le assemblee costituenti di un partito nuovo: fatto mai visto qui o in altri paesi europei; i commenti segnalano una grande attenzione per questa straordinaria capacità di rigenerare la partecipazione politica; i sondaggi indicano una grande potenzialità elettorale del nuovo soggetto ; il nuovo segretario Veltroni, forte di una grande investitura popolare, parla all’assemblea costituente e rilancia l’appoggio al governo Prodi e la creazione di un nuovo approccio alla politica, riformulando l’agenda delle priorità e indicando metodo e proposte nuovi. Per un riformismo che molti volevano decotto e per una politica che appariva irrimediabilmente appassita, sono risultati assolutamente eccellenti.

Molti adesso si chiedono che fare per costruire il Pd. Gli obiettivi sono (abbastanza) chiari, il modo per realizzarli meno. La risposta più convincente riguarda la costruzione del nuovo partito e il suo radicamento sul territorio, ma come?

Iniziano contorte discussioni nelle quali si nasconde, in agguato, il vecchio politichese: sarà un partito liquido o solido? Di elettori o di militanti? E via strologando.

Eppure, a ben vedere, trovare la strada del nuovo partito è semplice come l’uovo di Colombo. Partito abbiamo detto, no? E a che cosa serve un partito? Non dobbiamo inventare niente, la Costituzione repubblicana risponde con chiarezza a questa domanda. I partiti, ossatura della democrazia, servono a formare e selezionare le potenziali classi dirigenti da mettere in competizione con le elezioni a qualsiasi livello, nonché ad elaborare proposte e soluzioni ai problemi del paese o di un territorio, assicurando in tale processo un ampio e reale coinvolgimento dei cittadini. Senza seguire le orme dei precedenti partiti che avevano smarrito questa via maestra, consegnando la formazione e la selezione della classe dirigente al conformismo e al verticismo, e la elaborazione delle proposte e delle soluzioni ad oligarchie ristrette politico-tecniche, il nuovo partito si radicherà non con gli appelli o con i volantinaggi, ma con l’apertura a tutti gli elettori dei procedimenti di scelta di programmi e proposte e degli uomini e delle donne più capaci e preparati per realizzarli. Il 14 ottobre ha già dimostrato che la voglia di partecipazione e di cambiamento c’è ed è grande; se il nuovo partito ha pari voglia di partecipazione e di cambiamento, non c’è da incamminarsi per sentieri tortuosi: fate partecipare veramente i cittadini e il popolo del centro-sinistra alle scelte politiche, nazionali, regionali e locali e alla scelta delle persone e il radicamento e la costruzione di un nuovo grande soggetto politico non saranno più un’utopia.

Claudio Frontera

www.incontriamocinelpartitodemocratico.blogspot.com




permalink | inviato da tinetta83 il 5/11/2007 alle 9:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

4 novembre 2007

Bene...

Intervento di Daniela Bartalucci, donna impegnata in politica, proveniente dal partito dei DS, membro della costituente nazionale del PD, membro della commissione etica.

Bene, chi pensava che non facessimo sul serio è servito. L’esito più importante della giornata del 27 ottobre è l’avere dimostrato che stiamo giocando senza sentieri preordinati, che una nuova organizzazione ed una nuova identità sono in via di costruzione, che il percorso è aperto.

La discussione sul modello partito si intreccia con l’attualità politica, con l’emergenza sicurezza. Come non vedere il filo di emarginazione, violenza, emergenza sociale che lega la barbara uccisione di Giovanna Reggiani a Roma, la morte atroce dei quattro bambini Rom a Livorno e i mille episodi delle nostre città? Il nostro vivere civile sta mutando di ora in ora con modalità rapide e spesso imprevedibili che necessitano di strumenti e risorse, della ricostruzione di un nuovo patto di civiltà che leghi nuove e vecchie etnie, classi sociali, istituzioni. Il nostro nuovo partito ha per prima cosa davanti questa sfida. Una società sottoposta a una pressione terribile dovrà rispondere riuscendo a coniugare solidarietà, inclusione, repressione della criminalità e sicurezza dei cittadini. Ci vorranno capacità di intervento (e mi pare che i provvedimenti presi ieri dal Consiglio dei Ministri vadano in questo senso), scelte coraggiose e scelte condivise con i cittadini, con i Sindaci, con le forze dell’ordine, con gli altri Stati dell’U.E. Il nostro paese avrà una possibilità in più di farcela se sarà in campo una grande forza di mediazione politica e culturale che sappia svolgere e fino in fondo la sua vocazione maggioritaria e si strutturi come una grande forza nazionale.

L’altra sera parlavamo all’Ulivo di Livorno, in un incontro molto appassionato e appassionante, della mission del nostro partito. Dare un futuro al nostro paese che non sia vivacchiare alla giornata, ma fare delle sue debolezze strutturali punti di forza per un salto enorme in avanti.

Così l’emergenza immigrazione, l’emergenza ambientale, il gap della spesa pubblica, il limite delle risorse energetiche, lo stesso calo demografico possono essere questioni che ci impongono declinazioni nuove, soluzioni inedite, mobilitazione di intelligenze, di risorse intellettuali, di capacitò di governo.

La questione dell’organizzazione non è, quindi, una cosa separata rispetto alle opzioni politiche perché è strettamente legate alle risorse, alle capacità morali e materiali che riusciremo a mobilitare, alle passioni che sapremo suscitare, ai canali di rapporto che instaureremo con le mille e mille parti della società.

Che faccio io ora? La domanda che si/ci rivolgeva Alessio l’altra sera è per tutti noi paradigmatica. Abbiamo voglia di parlare, di discutere, vogliamo conoscerci e confrontarci e, mi pare, temiamo grandemente una nuova fase di chiusura al nostro interno.

Non ritorno sulla critica delle modalità di votazione del dispositivo e delle commissioni all’Assemblea di Milano, non voglio guardare indietro, ma piuttosto lavorare perché le prossime decisioni siamo maggiormente condivise ed assunte democraticamente. Voglio intanto sottolineare che dal dispositivo emerge un programma di azione che può farci da “stradario” per questa fase. Prima di tutto l’appuntamento dell’Assemblea Regionale della Toscana di sabato 10 novembre. Non sarebbe male se, dai territori, facessimo arrivare il segnale che non accetteremo soluzioni non adeguatamente illustrate e discusse. Una strada sarebbe promuovere riunioni degli eletti collegio per collegio o comunque comune per comune prima di sabato prossimo. Vale per la Toscana, ma vale per tutte le Assemblee regionali.

Penso poi che dovremo discutere le modalità di elezione dei Coordinatori Provinciali. A me non convince che siamo solamente gli eletti nelle Assemblee Regionale e Nazionale a poter eleggere i Coordinatori Provinciali. Mi sembra riduttivo, prima di tutto perché noi costituenti non abbiamo questo mandato, e poi perché non tiene conto delle tante persone che si sono impegnate, candidandosi, lavorando ai seggi, favorendo la partecipazione, votando. A mio modo di vedere dovremo pensare ad un ordine del giorno per l’Assemblea regionale che entri nel merito di questo punto. Se i Coordinatori Provinciali venissero eletti con queste modalità dovrebbero essere necessariamente temporanei ed a termine e svolgere un compito di mero coordinamento, appunto.

Occorrerebbe poi che l’Assemblea Regionale declinasse dei criteri generali per la formazione dei Comitati Provinciali. Dal dispositivo si legge che possono essere allargati agli eletti nelle istituzioni (Sindaci, Parlamentari, Consiglieri Regionali ecc.) ed in più possono decidere, a maggioranza di due terzi, eventuali allargamenti. La questione degli allargamenti sarà necessaria prima di tutto, attenzione qui, per la questione del genere. Moltissimi degli eletti nelle istruzioni sono uomini, quindi per regolamento, una integrazione con una parte di componente femminile è la prima cosa da fare.

Altra scadenza fondamentale sarà poi la convocazione, entro il 23 dicembre (speriamo qualche giorno prima!!) degli elettori e delle elettrici. Anche qui dovremo essere attrezzati ad offrire a chi viene oltre al Certificato di Fondatore una qualche proposta di luoghi, posti, persone da incontrare, materiale informativo, sedi ecc.

Allora ……io credo che nessuno abbia ricette in tasca, che Veltroni, l’ho già scritto, ma lo ridico, ci abbia detto con chiarezza cosa non vuole, ma lasci necessariamente maglie larghe per pensare, a partire dai territori, le forme e le modalità di organizzazione. Ragazze e ragazzi, cari democratici e care democratiche, mi spiace un po’ per il nostro tempo libero, ma credo che ci sia da fare un grande lavoro.

Intanto, noi livornesi diamoci un programma di lavoro di un paio di serate la prossima settimana. Che dite?

A presto!




permalink | inviato da tinetta83 il 4/11/2007 alle 19:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

4 novembre 2007

La sfida della buona politica

Intervento di Sarah Barbieri giovane membro della costituente nazionale del PD, proveniente dall'associazionismo e dal volontariato.

LA SFIDA DELLA BUONA POLITICA

Il Partito Democratico: un esercizio di buona Politica. Questo che hanno dimostrato le primarie del 14 ottobre, la volontà di un partito di stupirci ed emozionarci; un partito ed una Politica di “gente comune”, fatta dalle persone e con le persone.

I veri vincitori di queste primarie sono i cittadini. Tutti noi che abbiamo scelto di partecipare e di “contare” indicando una persona piuttosto che un'altra a rappresentarci, a volte sbaragliando i “conti elettorali” di fini strateghi della politica, altre volte eludendo quei metodi cooptativi nella composizione delle liste e nell’impossibilità di esprimere la propria preferenza.

Gli elettori, anche quelli livornesi, hanno votato con intelligenza scegliendo “le persone”, prima ancora delle “liste”, chiamate a rappresentarli; certo tra difficoltà ed errori di voto per simboli e posizionamenti delle liste ma al di là di ogni ragionevole tentativo di analisi, anche locali, il dato storico e politico rimane chiaro: In una sana dialettica politica i cittadini si riappropriano del loro ruolo naturale dando indicazioni alla politica ed orientandone le scelte per la costruzione del Bene Comune.

Per dirla con La Pira, cittadino e sindaco, “la crisi del tempo nostro può essere definita come sradicamento della persona dal contesto organico della città. Ebbene: questa crisi non potrà essere risolta che mediante un radicamento nuovo, più profondo, più organico, della persona nella città in cui essa è nata e nella cui storia e nella cui tradizione essa è organicamente inserita.”

Un radicamento nuovo, un nuovo protagonismo alla base della nostra volontà di cambiamento, il desiderio delle persone di tornare ad occuparsi delle proprie città, di dare risposte concrete ai problemi reali, di costruire una nuova cultura politica anche fuori dai palazzi di governo e dai ristretti potentati.

Siamo noi le risorse del Partito Democratico, il Partito uno strumento da costruire, il metodo quello partecipativo delle primarie, certo da affinare e migliorare ma, indiscutibilmente scelto dal “popolo” per eleggere le proprie rappresentanze.

Starà alla Costituente adesso proseguire con coraggio in questa direzione magari scegliendo il metodo delle primarie anche per le elezioni locali dei sindaci ed impegnarsi per trovare insieme cittadini, costituenti, simpatizzanti del partito, nuovi strumenti per garantire una maggiore partecipazione politica dei cittadini sia in questa fase costituente che nel governo delle nostre città.

Penso a strumenti di valutazione dell’operato delle rappresentanza locali, le amministrazioni in primis, alla costituzione di gruppi tematici e di lavoro per proseguire a livello locale il cammino della costituente; al coordinamento tra i “costituenti” per mettere insieme risorse e professionalità per portare idee e valori dei nostri elettori nel grande consesso della Costituente.

Mi aspetto che queste od altre prassi della buona Politica si rafforzino consolidandosi nel cammino comune della costruzione del Partito Democratico e di una nuova cultura politica.

Mi aspetto di poter essere alla costituente una “risorsa” che la città spende per il proprio presente e il proprio futuro, capace di vivere tra la gente e continuare ad abitare i luoghi del dolore per cercare con lungimiranza soluzioni nuove e avanzare proposte coraggiose che sacrificano gli interessi personali all’interesse di tutta la comunità.

Sarah barbieri




permalink | inviato da tinetta83 il 4/11/2007 alle 19:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

4 novembre 2007

Nuova rubrica

Ciao a tutti gli amici del blog, vi invito a inviarmi vostre riflessioni tinetetta83@virgilio.it mettendo nell'oggetto "per blog" e io sarò felice di pubblicarle per aprire anche nuove discussioni.
Potete mandare non solo riflessioni, ma anche suggerimenti, polemiche e quant'altro, basta che l'argomento sia il PD.
Nell'e-mail specificate anche il nome, il cognome, se ricoprite qualche carica pubblica o politica etc...
Martina




permalink | inviato da tinetta83 il 4/11/2007 alle 17:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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